«No, niente profughi ad Abano»

Barbierato presenta la sua candidatura a sindaco: «Città ospitale, ma va tutelata la sua economia»

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(Federico Franchin )
“Uno de noaltri”. Lo slogan, annunciato venerdì sera in un gremito Cinema Teatro Marconi, è di Federico Barbierato, candidato sindaco con tre liste a suo nome e l’appoggio di Pd e Cittadini per il Cambiamento. «La gente mi ferma e mi dice in dialetto te si uno de noaltri», ha detto alle 400 persone giunte per assistere alla sua prima uscita ufficiale. «Ad Abano mi conoscono tutti come “Frutta”. Da sempre sono un pratico e non un teorico. Dobbiamo recuperare la reputazione che Abano ha perso. Dimostreremo che si può lavorare in legalità e trasparenza».
È stato uno show. Dall’accoglienza ai tanti presenti, ai quali ha voluto stringere la mano uno a uno, alla presentazione spumeggiante alternando l’italiano al dialetto. Da subito Barbierato ha conquistato la gente, che l’ha applaudito più volte. «Parecchi scavano nella mia vita privata e passata, dandomi prima di esponente di An, poi del Pd. In realtà io non ho mai avuto tessere politiche e sono sceso in campo mettendoci la faccia per un gruppo che ho scelto io. Ho scelto persone e programmi e chi vuole etichettarmi porta avanti concetti da vecchia politica».
Incalzato da un paio di esponenti del comitato “Abano dice No”, il candidato è stato chiaro e incisivo sulla questione profughi. «Abano è una città turistica che fa 1.800.000 presenze e ha 3.200 addetti. È necessario un progetto per evitare l’arrivo dei profughi al Primo Roc. Quella caserma è un pericolo. Dobbiamo creare la cittadella della sicurezza, ma anche servizi per la comunità. Dobbiamo tutelare l’economia del paese. L’ho detto al prefetto e lo ripeterò come un disco rotto: Abano è una città accogliente, dove devono però stare bene tutti».
Sui giovani: «Sono il presente di Abano e necessitano di spazi. Una città deve saper integrare giovani e anziani. Tra marzo e aprile organizzeremo un momento di orientamento al lavoro per i giovani, ai quali dedicheremo tra l’altro una lista specifica. Abano ha la fama di essere una città per vecchi? Dobbiamo essere noi a cambiare il modo di proporci».
Immancabile il focus sul turismo. «Dobbiamo valorizzare quello che abbiamo. Il problema non sarà fare presenze, ma far spendere le persone, portando una clientela medio-alta ad Abano. Il benessere per i turisti è dato anche da strade senza buche e non dalle strisce pedonali colorate dove i clienti si perdono. Veniamo da 5 anni di illusioni date da una lista civica, che non è stata quindi meglio dei partiti».
«Ci sono 2 milioni e mezzo di imposta di soggiorno», ha aggiunto. «Facendo un paragone calcistico, dobbiamo essere la Juve, l’Inter e il Milan e non l’Avellino. Dobbiamo sempre lottare per vincere il campionato e non accontentarci della salvezza. Servono emozioni e buona volontà. Per realizzare tutto questo ci sono dei fondi regionali, nazionali ed europei che potremo portare a casa. Questa è l’ultima chiamata per Abano. Non per niente ho scelto candidati competenti, che sappiano leggere un bilancio. Ho scelto di mettermi in gioco e mi dicono che sono un matto. Se sarò eletto rimarrò quello che sono sempre stato. Entro un mese definiremo il programma ascoltando la gente. Vanno stanziati fondi per il sociale, le scuole che cadono a pezzi. Tolleranza zero verso chi rovina i parchi e la nostra città. Intensificheremo la sicurezza. Manifestazioni? Spazio a eventi per bambini e di qualità. Non mi arrendo all’idea che possa saltare l’edizione del Torneo di calcio».


Chi è. Direttore di Ascom e tifoso del Padova

(f.fr.)
Federico Barbierato, 47 anni, si presenterà alle prossime amministrative con una lista a suo nome, un’altra formata da giovani e una terza di sportivi. Ha già incassato l’appoggio di Pd e della civica “Cittadini per il Cambiamento”. Sposato con Laura, ha due figli gemelli di 6 anni. Ha lavorato nelle assicurazioni, negli alberghi, come coordinatore delle risorse umane del gruppo Gb. Attualmente è direttore generale dell’Ascom, dalla cui carica si è sospeso. Laureato in Legge, ha frequentato il liceo classico Tito Livio a Padova. Ha prestato servizio civile per la cooperativa Nuova Idea ed è tifosissimo del Padova.

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26 febbraio 2017

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«Pericoloso ridurre il Parco»

Il Bacino idrominerario prende posizione

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(Al.Ma.)
La Gestione unica del bacino idrominerario omogeneo dei Colli Euganei (Gubioce) dice no alla riduzione dell’estensione del Parco Colli. Lo fa con una lettera inviata al governatore Luca Zaia e agli assessori competenti sulla materia. Non è una presa di posizione leggera perché l’ente, di derivazione regionale, ha per suoi associati i titolari delle concessioni minerarie di estrazione dell’acqua termale e il suo compito è la salvaguardia della risorsa idro­termale. «Dalle leggi regionali, al Piano di utilizzo della risorsa termale (Purt), si ricava l’esistenza – spiega nella lettera il presidente Gubioce, Aldo Buja – di un vero piano ambientale di salvaguardia della risorsa, delle aree di riserva naturale, delle aree a parco e delle aree agricole con destinazione a coltura, inclusivo dei comuni di Abano e Montegrotto, Arquà Petrarca, Baone, Battaglia Terme, Due Carrare, Galzignano Terme, Monselice, Teolo e Torreglia».
La scelta di ridurre il parco potrebbe avere conseguenze irreparabili per il termalismo euganeo, si sottolinea nella lettera. Le falde termali si trovano all’interno dei suoi attuali confini. Dal Lago della Costa di Arquà Petrarca (sito Unesco), proviene l’argilla azzurra utilizzata da oltre 100 aziende del bacino nelle cure termali. «Enti locali, comunità, associazioni, privati – afferma Aldo Buja – hanno tutti il diritto-dovere di esprimersi su interventi che incideranno sull’area geografica nella quale vivono e operano. Dopo una serie di osservazioni la conclusione del Gubioce: «Vi richiediamo un approfondito confronto con l’ente Gestione Unica del BIOCE prima di procedere a qualsiasi modifica del piano ambientale, al fine di rendere compatibile l’iniziativa regionale con gli interessi economici collettivi da noi rappresentati».

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26 febbraio 2017

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“L’obiettivo? Risolvere i problemi”

Federico Barbierato si è presentato davanti a 400 cittadini

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«Contano i programmi e le persone. La nostra città è in una situazione drammatica”

(Alessandro Mantovani)
«Contano i programmi e le persone». Su questo concetto ha insistito Federico Barbierato, candidato sindaco di Partito Democratico e Cittadini per il Cambiamento, ieri sera al Teatro Marconi in occasione dell’incontro pubblico in cui si è presentato ai cittadini e di fatto ha dato il via alla sua campagna elettorale. Circa 400 gli aponensi presenti nel cinema. Barbierato li ha praticamente salutati uno a uno sulla porta della sala. «Sono un candidato civico. Anche Luca Claudio lo era, ma guardate cosa ha fatto – ha detto Federico Barbierato – Il fatto è che contano le persone e i programmi. La nostra città ha bisogno di competenze ed esperienze perché è in una situazione drammatica». Per sottolineare l’attitudine a risolvere problemi e alla mediazione ha fatto ricorso alla sua esperienza professionale di direttore generale Ascom Padova, lavoro da cui si è già autosopeso: «Nella mia esperienza lavorativa ho avuto a che fare con amministrazioni di tutti i colori; di destra, di centro e di sinistra. L’obiettivo con chiunque, però, è sempre stato la concretezza, il risolvere i problemi. Con questo stesso approccio intendo amministrare Abano». Le elezioni della prossima primavera rischiano di essere pesantemente condizionate, come quelle dell’anno passato, dal tema profughi: «È una tematica che ad alcuni è comodo che ci sia. Ma va detto subito che il I Roc non può essere centro di accoglienza. Perché non lo diventi mai bisogna che il Comune acquisisca il complesso dall’Agenzia del Demanio e sulla base di un progetto condiviso lo destini a funzioni utili per la città». Il quarantasettenne aponense doc, che in qualche momento ha preferito il dialetto, ha ribadito di essere esterno ai partiti «È in corso una ricerca per trovare se ho precedenti esperienze politiche, per mettermi una etichetta. Mi spiace, rimarranno delusi. Non ne troveranno. Questo bisogno di mettere etichette, però, è proprio il segno della vecchia politica. Di chi guarda a quelle piuttosto che ai contenuti. Di chi crea contrapposizioni ideologiche che alla gente non interessano più». Durante la serata Barbierato ha sottolineato come saranno organizzate le sue truppe alle elezioni; «Sarò sostenuto da una lista civica, poi ci saranno quelle delle forze politiche che mi appoggiano: Pd e Cittadini. Infine altre due liste espressione del mondo dello sport e dei giovani».

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25 febbraio 2017

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Barbierato scende in campo. «Profughi, Abano va tutelata» (Il Mattino)

Ufficializzata la candidatura: «Convergenza sul programma con Partito Democratico e Cittadini per il Cambiamento. Oltre a quella a mio nome anche altre due civiche»

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(Matteo Marian )
«È già accaduto nella mia vita professionale. Oggi tutti mi dicono che sono matto a lasciare la direzione dell’Ascom (l’associazione provinciale dei commercianti, ndr) per candidarmi a sindaco di Abano. Ma non si può solo stare alla finestra a guardare: per il futuro di Abano è arrivata l’ultima chiamata».
Federico Barbierato, chi l’ha convinta a scendere in campo?
«Ho due figli e vivo da sempre ad Abano, non voglio lasciare loro una città fantasma. La prossima amministrazione avrà la responsabilità di avviare un processo di rilancio non più rinviabile: in caso di fallimento, e dopo tutto quello che è accaduto, non ci sarà più scampo al declino».
Corre per il centrosinistra?
«La mia è una candidatura civica, mi presenterò con la lista Federico Barbierato sindaco. Ho parlato con molti attori della società civile, economica e politica di Abano e su temi per me imprescindibili ho trovato una convergenza con alcuni gruppi».
Quali?
«Con i Cittadini per il Cambiamento, il Partito Democratico e poi ci saranno altre due liste civiche. Una legata allo sport e l’altra ai giovani, con volti nuovi ma molto conosciuti ad Abano. Venerdì prossimo ci sarà la presentazione ufficiale al cinema Marconi».
Non c’è il rischio di alimentare una frammentazione già piuttosto spinta nell’area di riferimento?
«Io, da civico, ho lavorato per unire sui temi. E la convergenza raccolta penso sia importante. Per il resto non ho mai avuto tessere di partito».
L’ex candidata sindaco del centrosinistra, Monica Lazzaretto, così come anche Emanuele Boaretto, presidente di Federalberghi, potrebbero scendere in campo…
«Io vado avanti per la mia strada. Con Lazzaretto non ho avuto alcuna interlocuzione, incontrerò invece Federalberghi. Penso possano condividere la necessità di difendere l’economia turistica termale».
Parlava di punti programmatici, quali sono?
«Abano deve essere riorganizzata e rilanciata. C’è un patrimonio enorme da valorizzare, bisogna tornare ad avere 2,5 milioni di presenze turistiche all’anno come alla fine degli anni Ottanta».
Partendo da cosa?
«Banalmente dal fatto che i problemi vanno affrontati e risolti e non lasciati lì o alimentati ad arte per raccogliere consenso. E mi riferisco in particolare alla questione profughi».
Qual è la sua convinzione sull’accoglienza?
«Abano è una città turistica e va tutelata. Questa sarà la prima cosa che dirò al prefetto. Detto questo è evidente che sul Primo Roc di Giarre non possiamo restare in attesa degli eventi. Va progettata e avviata una riqualificazione di quello spazio con servizi di pubblica utilità prevedendo anche la cittadella della sicurezza con lo spostamento della caserma dei carabinieri. Su questo mi farò aiutare dal Bo per mettere in campo proposte realizzabili».
Perché il turismo termale non è più così trainante?
«Abano deve diventare la città del benessere e non solo delle terme. L’offerta è cresciuta con l’idea che dentro all’albergo il turista dovesse trovare tutto. Oggi, invece, non è più così. Il turista chiede di poter vivere il territorio a tutto tondo e bisogna adeguare l’offerta».
Rilancio del turismo e sicurezza vanno a braccetto?
«Certo, ma non sono gli unici due fattori competitivi. Serve progettualità per riuscire ad allungare la stagione turistica. Ad esempio il torneo di calcio Città di Abano deve tornare. Ma è necessario anche il controllo del territorio: il progetto della polizia di quartiere appena partito è buono e va rafforzato».
Altre priorità?
«Va affrontata la condizione strutturale delle scuole che, ad Abano, è precaria. Bisogna dare tranquillità ai ragazzi e alle loro famiglie».
Come si regolerà con il suo incarico all’Ascom?
«Per statuto l’incompatibilità si configura solo al conseguimento della carica come sindaco o assessore. Io ho deciso di autosospendermi prima».


Aponense doc. Dal 2007 guida dei commercianti

Federico Barbierato si autodefinisce un «aponense doc». Quarantasette anni, sposato con due figli, è cresciuto e vive ad Abano. Elementari e medie nella centro termale dove i genitori avevano un negozio di frutta e verdura. Poi, per le superiori, la scelta del liceo classico Tito Livio. «Eravamo in pochi, all’epoca, a frequentare da non residenti in città il ginnasio di Riviera Tito Livio». Terminato il liceo, l’iscrizione al Bo a Giurisprudenza. Dopo la scomparsa del padre, «avevo 22 anni», la scelta di passare all’università di Ferrara per riuscire ad arrivare alla laurea da studente-lavoratore. «C’era il negozio di famiglia da mandare avanti e la necessità di arrotondare con altri lavori saltuari. Ho lavorato negli alberghi, ho fatto l’aiuto porta fango. Insomma non mi sono tirato indietro …» ci scherza Barbierato. Il primo impiego in un’assicurazione, poi l’assunzione all’Ascom, all’ufficio legale. Tempi duri in associazione sfociati poi in un’indagine. Così nel 2004 Barbierato accetta la proposta del gruppo GB Holtes di Abano come direttore delle risorse umane. Ci resta un anno, poi torna in Ascom come direttore di Ascom Servizi. Ad aprile 2007 diventa direttore generale dell’associazione.

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19 febbraio 2017

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Cena di fine anno 2016

cena Cittadini 2016

La tavola è pronta, l’arrosto è in calda.. manchi solo tu!! Cosa aspetti?
Aiutaci a prepararti una buona serata prenotando il tuo posto a info@cittadiniperabano.it
Sarà l’occasione fare qualche riflessione sul futuro della nostra città e scambiarci gli auguri di Natale e di Buon Anno!
Costo della cena: 20€

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Nuovo direttivo della lista civica Cittadini per il cambiamento

Nuovo direttivo della lista civica Cittadini per il cambiamento

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Una nuova squadra per una nuova sfida. Il gruppo politico CITTADINI per il Cambiamento ha rinnovato il Consiglio Direttivo che guiderà la civica di Abano nei prossimi anni e soprattutto alla sfida elettorale del prossimo anno.
Ottima la partecipazione per il rinnovo del parlamentino dei CITTADINI, considerato che nella settimana di apertura delle urne, la quasi totalità degli iscritti – quasi 90 – si è recata nella sede di via don Minzoni per esprimere la propria preferenza.
Ecco i nominativi degli eletti: Davide Talami, Antonio Ferrari, Angelo Parton, Maurizio Tondello, Carmen Medani, Giancarlo Fasolato, Vincenzo Pavan, Beppino Pegge, Ermenegildo Silecchia, Francesco Bovo. Ed ancora, Lidia Pege, Raffaele Bottin, Adolfo Campagnaro, Daniela Bardon, Gian Pietro Bano, Alessandra Tondello, Luca Pavanello, Filippo Maragotto, Dino D’Aloiso, Virginia Gallocchio e Anna Salvo.
Sono stati riparti anche i compiti all’interno del Direttivo: a guidare il gruppo è stato nominato Gian Pietro Bano, anima della civica e consigliere comunale nelle ultime legislature, che assume la carica di coordinatore e sarà affiancato da Alessandra Tondello, vice coordinatore. Attorno a loro una squadra che unisce l’esperienza di persone da anni impegnate per la città e volti nuovi. Virginia Gallocchio è segretario amministrativo, Davide Talami il tesoriere, un gruppo composto da Luca Pavanello, Alessandra Tondello, Virginia Gallocchio e Filippo Maragotto curerà la comunicazione, Antonio Ferrari organizzerà le operazioni di volantinaggio mentre alla coppia Adolfo Campagnaro e Maurizio Tondello è stato chiesto di curare l’organizzazione degli incontri del lunedì – appuntamento storico “a porte aperte” dell’assemblea. Rimane quello infatti il momento della discussione sui temi che riguardano la città e l’occasione per tutti di maturare una visione politica possibile.
“Ringrazio tutto il gruppo che ha svolto con grande senso civico il ruolo di responsabilità assegnatoli dalla cittadinanza negli ultimi anni” – dice il neo coordinatore Gian Pietro Bano – “consapevoli che soprattutto la strada dei prossimi mesi sarà ricca di sfide alle quali non ci sottraiamo, specie in questo delicatissimo momento della vita pubblica di Abano Terme. Lo spirito di confronto e di impegno comune che ci ha unito nel 2006, nel nome del bene della polis, la nostra città, continua ad animare vecchi e nuovi iscritti”
Compiuto questo importante passaggio democratico la civica dei CITTADINI per Cambiamento, inizierà ad interrogarsi su come affrontare la delicata sfida elettorale delle elezioni comunali del 2017 e continuerà con slancio l’impegno per la città di Abano, sempre con l’obiettivo di favorire scelte amministrative orientate al bene comune. Nella consapevolezza che dal momento difficile che la città sta vivendo si uscirà con l’impegno di tante donne e tanti uomini liberi e responsabili.
Alle 21 di ogni lunedì, nella sede di via don Minzoni (dietro il Duomo di San Lorenzo) i CITTADINI si riuniscono in assemblea, alla quale può partecipare chiunque sia interessato a confrontarsi sui temi importanti per la vita di Abano Terme.

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026 – I° ROC

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Abano dopo Claudio:ora un profondo esame di coscienza

L’ex sindaco di Abano Terme ha ammesso in una memoria difensiva di avere intascato tangenti in tre occasioni, pur rigettando le altre accuse. Intanto il comune termale è commissariato. E se la responsabilità penale è personale, non vi è però dubbio che Luca Claudio in questi lunghi anni abbia raccolto un ampio consenso e costruito un suo sistema, fatto di liste elettorali, candidati, consiglieri, assessori, sostenitori. Allora dobbiamo pur porcela la domanda: al di là dello stile più che discutibile, erano davvero tutti inconsapevoli? Tutti con la testa tra le nuvole? O non serve, oggi più che mai, un profondo esame di coscienza?

Il fatto
Non ha accettato di rispondere alle domande dei magistrati, ma l’ex sindaco di Abano Terme Luca Claudio ha comunque deciso di rompere il silenzio presentando una memoria difensiva che lascia poco spazio ai dubbi.
Claudio ha confermato di avere ricevuto tangenti – attraverso una società fittizia che emetteva fatture per lavori mai svolti – in almeno tre occasioni. Soldi non estorti ma offerti dalle stesse ditte per vincere gli appalti, ha sostenuto, con l’obiettivo di vedersi accusare del più lieve reato di corruzione invece che di concussione. L’inchiesta però è solo agli inizi: sono almeno il doppio di quelli ammessi gli altri episodi contestati, e si indaga anche sulla fitta rete di società riconducibili a Claudio, con patrimoni milionari.
Per due mandati sindaco di Montegrotto, quindi di Abano Terme, due anni fa Claudio pareva pronto a spiccare il volo anche come consigliere regionale, e solo gli avvisi di garanzia recapitati alla vigilia della campagna elettorale fecero recedere dall’intenzione di candidarlo Flavio Tosi. Per quindici anni, facendo leva sul suo essere “fuori dal sistema”, ha rappresentato un unicum nel panorama veneto. Passato ad Abano ha continuato a governare “per interposta persona” Montegrotto, dicendosi nell’ultima campagna elettorale a favore della fusione dei due comuni. Forse, sai tu, con l’obiettivo tra cinque anni di riproporsi per l’ennesimo giro, questa volta come “sindaco delle Terme”.

L’editoriale
Quando. all’indomani dell’ennesima rielezione, il sindaco di Abano Terme Luca Claudio è stato arrestato, abbiamo ritenuto di non scrivere nulla. Eppure qualche sassolino dalla scarpa ce lo saremmo potuto ben togliere, visti i velenosi e volgari attacchi che avevano condito l’esultanza post voto nei confronti dei parroci di Abano e Montegrotto, accusati senza giri di parole di aver fatto campagna elettorale per i “comunisti”.
Non lo abbiamo fatto perché non è nel nostro stile. Perché la gente delle Terme conosce bene la statura morale dei suoi pastori, che non hanno bisogno certo di difese d’ufficio. Ma anche perché la cronaca giudiziaria è materia delicata, che richiede esperienza del codice e quotidiane frequentazioni delle aule di giustizia. E soprattutto perché – con tutto il rispetto dovuto ai giudici – un arresto non è sinonimo di colpevolezza.
Se però la permanenza prolungata in cella e i consigli dei legali aiutano a rinfrescare la memoria, fino ad ammettere almeno una parte delle accuse, qualche riflessione sarà pur consentito farla. Lasciamo da parte le questioni giuridiche: sarà il tribunale a stabilire se Claudio abbia “sollecitato” tangenti in cambio di lavori (reato di concussione) o sia “caduto in tentazione” (corruzione) di fronte alle laute offerte delle aziende interessate ad aggiudicarsi i lavori pubblici. Così come toccherà agli investigatori appurare se le tangenti siano state “solo” tre, o se fosse in vigore da anni un sofisticato sistema di malaffare.
Qui interessa, in primo luogo, il dato politico inteso nella sua accezione più ampia.
Ho avuto l’occasione di moderare uno dei dibattiti elettorali, promosso dalle categorie economiche alla vigilia del voto con tutti i candidati a sindaco dei due comuni, appositamente convocati insieme per riflettere sul futuro dell’intero comparto termale. Doveva essere, nelle intenzioni degli organizzatori, un pacato momento di confronto su temi concreti. E invece… centinaia di persone, un tifo in certi momenti da stadio, la tensione che si tagliava col coltello, continue interruzioni, scambi di urla e di insulti tra i candidati (non tutti, e Claudio su tutti) e parte del pubblico. Un clima da corrida, certo esasperato dal voto ma che altrove – in decine di dibattiti organizzati in questi anni a Padova e in ogni angolo della diocesi – mai ho respirato e che ben testimonia della divisione profonda che attraversa le due comunità.
Se la responsabilità penale è personale, non vi è però dubbio che Luca Claudio in questi lunghi anni abbia raccolto un ampio consenso e costruito un suo sistema, fatto di liste elettorali, candidati, consiglieri, assessori, sostenitori.
Allora dobbiamo pur porcela la domanda: al di là dello stile più che discutibile, erano davvero tutti inconsapevoli? Tutti con la testa tra le nuvole?
Oppure, come ricordava un paio di settimane fa su queste colonne il presidente provinciale delle Acli Gianni Cremonese, se non “tutti” certamente “molti” sapevano? Ma allora, riprendiamo le sue parole perché meglio non si potrebbe dire, «perché chi sapeva non ha parlato? Il tanto declamato senso civico dove è finito? Dove sono i valori delle persone oneste?».
Metabolizzato lo choc per un sindaco “padre padrone” finito in manette, è bene che a queste domande le comunità di Abano e Montegrotto provino a dare una risposta.
La carriera politica di Claudio, almeno ce lo auguriamo, è finita. Sta ai partiti, piuttosto assenti dalla scena termale in questi anni, disegnare nuovi equilibri. Sta alle categorie economiche, all’associazionismo, anche alle nostre comunità cristiane contribuire – ognuno col suo specifico ruolo – a ripensare nel profondo la polis, le ragioni e lo stile della civile convivenza, i valori a cui riferirsi nel pensare il domani.
Siamo certi che sotto traccia, un po’ come l’acqua termale, scorra anche qui un tesoro di passione, altruismo, competenza, amore per la propria comunità che magari in questi anni è affiorato solo a tratti in superficie o è stato contaminato da altre falde meno limpide. È bene che tutti contribuiscano a farlo venire alla luce, perché non possiamo rassegnarci all’idea che Abano e Montegrotto possano essere ridotte nell’immaginario collettivo a luoghi di faccendieri e corruzione.
Non servono scelte manichee, e non è dividendo il mondo in “buoni e cattivi” secondo automatismi stereotipati che ci si avvicina alla soluzione.
Ma non si può nemmeno pensare che un paio di manette ai polsi del sindaco abbiano risolto ogni problema: serve il coraggio necessario a scavarsi dentro per capire dove si è annidato il virus della corruzione ed estirparlo.
Altrimenti, senza un vero esame di coscienza, senza una stagione di rinnovato impegno sui temi morali, sulla partecipazione attiva dei cittadini, su quello che ci siamo abituati a definire il “bene comune”, non basterà certo un commissario a garantire un futuro migliore a quest’angolo straordinario di Veneto.
difesa_popolo 2 settembre 2016 G.Frezza

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Abano dopo Claudio: ora un profondo esame di coscienza

L’ex sindaco di Abano Terme ha ammesso in una memoria difensiva di avere intascato tangenti in tre occasioni, pur rigettando le altre accuse. Intanto il comune termale è commissariato. E se la responsabilità penale è personale, non vi è però dubbio che Luca Claudio in questi lunghi anni abbia raccolto un ampio consenso e costruito un suo sistema, fatto di liste elettorali, candidati, consiglieri, assessori, sostenitori. Allora dobbiamo pur porcela la domanda: al di là dello stile più che discutibile, erano davvero tutti inconsapevoli? Tutti con la testa tra le nuvole? O non serve, oggi più che mai, un profondo esame di coscienza?

Il fatto
Non ha accettato di rispondere alle domande dei magistrati, ma l’ex sindaco di Abano Terme Luca Claudio ha comunque deciso di rompere il silenzio presentando una memoria difensiva che lascia poco spazio ai dubbi.
Claudio ha confermato di avere ricevuto tangenti – attraverso una società fittizia che emetteva fatture per lavori mai svolti – in almeno tre occasioni. Soldi non estorti ma offerti dalle stesse ditte per vincere gli appalti, ha sostenuto, con l’obiettivo di vedersi accusare del più lieve reato di corruzione invece che di concussione. L’inchiesta però è solo agli inizi: sono almeno il doppio di quelli ammessi gli altri episodi contestati, e si indaga anche sulla fitta rete di società riconducibili a Claudio, con patrimoni milionari.
Per due mandati sindaco di Montegrotto, quindi di Abano Terme, due anni fa Claudio pareva pronto a spiccare il volo anche come consigliere regionale, e solo gli avvisi di garanzia recapitati alla vigilia della campagna elettorale fecero recedere dall’intenzione di candidarlo Flavio Tosi. Per quindici anni, facendo leva sul suo essere “fuori dal sistema”, ha rappresentato un unicum nel panorama veneto. Passato ad Abano ha continuato a governare “per interposta persona” Montegrotto, dicendosi nell’ultima campagna elettorale a favore della fusione dei due comuni. Forse, sai tu, con l’obiettivo tra cinque anni di riproporsi per l’ennesimo giro, questa volta come “sindaco delle Terme”.

L’editoriale
Quando. all’indomani dell’ennesima rielezione, il sindaco di Abano Terme Luca Claudio è stato arrestato, abbiamo ritenuto di non scrivere nulla. Eppure qualche sassolino dalla scarpa ce lo saremmo potuto ben togliere, visti i velenosi e volgari attacchi che avevano condito l’esultanza post voto nei confronti dei parroci di Abano e Montegrotto, accusati senza giri di parole di aver fatto campagna elettorale per i “comunisti”.
Non lo abbiamo fatto perché non è nel nostro stile. Perché la gente delle Terme conosce bene la statura morale dei suoi pastori, che non hanno bisogno certo di difese d’ufficio. Ma anche perché la cronaca giudiziaria è materia delicata, che richiede esperienza del codice e quotidiane frequentazioni delle aule di giustizia. E soprattutto perché – con tutto il rispetto dovuto ai giudici – un arresto non è sinonimo di colpevolezza.
Se però la permanenza prolungata in cella e i consigli dei legali aiutano a rinfrescare la memoria, fino ad ammettere almeno una parte delle accuse, qualche riflessione sarà pur consentito farla. Lasciamo da parte le questioni giuridiche: sarà il tribunale a stabilire se Claudio abbia “sollecitato” tangenti in cambio di lavori (reato di concussione) o sia “caduto in tentazione” (corruzione) di fronte alle laute offerte delle aziende interessate ad aggiudicarsi i lavori pubblici. Così come toccherà agli investigatori appurare se le tangenti siano state “solo” tre, o se fosse in vigore da anni un sofisticato sistema di malaffare.
Qui interessa, in primo luogo, il dato politico inteso nella sua accezione più ampia.
Ho avuto l’occasione di moderare uno dei dibattiti elettorali, promosso dalle categorie economiche alla vigilia del voto con tutti i candidati a sindaco dei due comuni, appositamente convocati insieme per riflettere sul futuro dell’intero comparto termale. Doveva essere, nelle intenzioni degli organizzatori, un pacato momento di confronto su temi concreti. E invece… centinaia di persone, un tifo in certi momenti da stadio, la tensione che si tagliava col coltello, continue interruzioni, scambi di urla e di insulti tra i candidati (non tutti, e Claudio su tutti) e parte del pubblico. Un clima da corrida, certo esasperato dal voto ma che altrove – in decine di dibattiti organizzati in questi anni a Padova e in ogni angolo della diocesi – mai ho respirato e che ben testimonia della divisione profonda che attraversa le due comunità.
Se la responsabilità penale è personale, non vi è però dubbio che Luca Claudio in questi lunghi anni abbia raccolto un ampio consenso e costruito un suo sistema, fatto di liste elettorali, candidati, consiglieri, assessori, sostenitori.
Allora dobbiamo pur porcela la domanda: al di là dello stile più che discutibile, erano davvero tutti inconsapevoli? Tutti con la testa tra le nuvole?
Oppure, come ricordava un paio di settimane fa su queste colonne il presidente provinciale delle Acli Gianni Cremonese, se non “tutti” certamente “molti” sapevano? Ma allora, riprendiamo le sue parole perché meglio non si potrebbe dire, «perché chi sapeva non ha parlato? Il tanto declamato senso civico dove è finito? Dove sono i valori delle persone oneste?».
Metabolizzato lo choc per un sindaco “padre padrone” finito in manette, è bene che a queste domande le comunità di Abano e Montegrotto provino a dare una risposta.
La carriera politica di Claudio, almeno ce lo auguriamo, è finita. Sta ai partiti, piuttosto assenti dalla scena termale in questi anni, disegnare nuovi equilibri. Sta alle categorie economiche, all’associazionismo, anche alle nostre comunità cristiane contribuire – ognuno col suo specifico ruolo – a ripensare nel profondo la polis, le ragioni e lo stile della civile convivenza, i valori a cui riferirsi nel pensare il domani.
Siamo certi che sotto traccia, un po’ come l’acqua termale, scorra anche qui un tesoro di passione, altruismo, competenza, amore per la propria comunità che magari in questi anni è affiorato solo a tratti in superficie o è stato contaminato da altre falde meno limpide. È bene che tutti contribuiscano a farlo venire alla luce, perché non possiamo rassegnarci all’idea che Abano e Montegrotto possano essere ridotte nell’immaginario collettivo a luoghi di faccendieri e corruzione.
Non servono scelte manichee, e non è dividendo il mondo in “buoni e cattivi” secondo automatismi stereotipati che ci si avvicina alla soluzione.
Ma non si può nemmeno pensare che un paio di manette ai polsi del sindaco abbiano risolto ogni problema: serve il coraggio necessario a scavarsi dentro per capire dove si è annidato il virus della corruzione ed estirparlo.
Altrimenti, senza un vero esame di coscienza, senza una stagione di rinnovato impegno sui temi morali, sulla partecipazione attiva dei cittadini, su quello che ci siamo abituati a definire il “bene comune”, non basterà certo un commissario a garantire un futuro migliore a quest’angolo straordinario di Veneto

(Guglielmo Frezza)

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2 settembre 2016

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L’omicidio civico di Abano

I reati di Claudio

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L’Editoriale di Alessandro Russello

Sì, certo, le tangenti. Quei soldi sporchi presi dagli imprenditori in cambio di favori truccando gli appalti, decidendo quali aziende far lavorare e quali no, chi far sopravvivere e chi far morire nella partita singola del mercato che è la partita doppia dell’impresa: competere e parare i colpi delle lazzaronìe pubbliche, delle forme tumorali incistate nelle amministrazioni. Certo, le tangenti. Odiose e da punire con anni di galera, sempre che alla fine qualcuno punisca per davvero. Del resto «lui», il sindaco immarcescibile e nomade capace di farsi eleggere in due comuni diversi costruendo un regime avviato al ventennio fatto di quattro mandati e di undici capi d’accusa per mazzette, è finito dietro le sbarre per questo. Ma confessando l’inconfessabile, il signor «io sono innocente» ha fatto di peggio che rubare allineandosi alle fila di chi governa intascando prebende. Perché più grave di questo reato già gravissimo contestato su singoli fatti è un altro, che dovremmo inventare infilandolo nel codice penale: il reato di «omicidio civico».
L’ex multisindaco «io sono innocente» Luca Claudio, nell’imbrogliare il «suo» popolo con quella camicia nera da ducetto in servizio permanente effettivo che dell’innocenza aveva fatto il marchio della campagna elettorale respingendo il fango non termale che «mi gettano addosso», ha ucciso quel che di più prezioso, appunto civicamente, rimane alla società votante. Ovvero la fiducia in chi chiede il consenso per governare giurando di firmare il «sacro patto» fra cittadino e amministratore. Governare con un progetto ma soprattutto tenendo le distanze da manigoldi, corrotti e corruttori. Governare con onestà, il requisito basico che ogni candidato in una democrazia moderna e compiuta dovrebbe possedere per poter pretendere di salire il primo scalino di un municipio che è la casa della res publica. La nostra casa comune.
Invece il corrotto era lui. Corrotto e bugiardo al punto di proclamarsi innocente anche dal carcere dopo essere sfuggito per mesi a un’inchiesta che lo stava inchiodando e che il Ras delle Terme ha rigettato ritenendola un’infamia, una calunnia, una lesa maestà del Regno del Bene che nascondeva il Male. Perfino protervo, nel suo impugnare le leggi che disonorava. Annunciando – udite udite – una causa civile contro la prefettura di Padova che lo aveva sospeso dal ruolo di sindaco di Abano. Lui, il signor «io sono innocente», con dentro il suo marchio di indegnità, è riuscito a far mandare un fax dalla cella e a nominare la giunta comunale indicando i nomi da politico corrotto. Lui, il signor «è tutto falso» che quando venne indagato minacciò querele rivendicando la sua verginità sul fronte dell’intrallazzo, ha danzato con l’imbroglio e ci ha fatto l’amore partorendo il mostro di una colossale truffa istituzionale e politica.
Ha imbrogliato gli avversari, ha imbrogliato i suoi elettori, i suoi nonelettori e, nel suo «omicidio civico», ha imbrogliato una comunità intera compresi tutti coloro che non hanno nemmeno votato e chi non poteva votare. Ha imbrogliato perfino i bambini e i ragazzi ai quali a scuola, nelle rare ed eventuali lezioni di educazione civica, i bravi maestri e professori cercano di spiegare cosa sia un sindaco, quanto importante sia il compito di quel signore con la fascia tricolore che ogni tanto si vede alle manifestazioni nella piazza del paese, da dove arrivino i soldi per costruire le scuole o gli asili o le piscine e quindi il senso delle tasse che sono pagate con il lavoro dei loro genitori. Cosa significhi amministrare una comunità. E se l’«omicidio civico» di un sindaco che si candida sapendo di aver intascato mazzette ha anche un aspetto «finanziario» perché dopo le elezioni falsate costringe il suo comune a tornare alle urne spendendo un sacco di soldi, la gravità di questo «reato» va estesa a qualcosa di più immateriale anche se pesantissimo.
Il riverbero di questa storia quasi grottesca – anni di regno fatti d’imperio e tangenti con tanto di sprezzo per chi dissente e perfino per chi indaga – è un’autobotte di benzina sul fuoco dell’odio del «popolo» nei confronti di chi fa politica e amministra. In un’opinione pubblica che fra crisi e impazzimento generale ormai sta disintermediando ogni istituzione e ogni forma di rappresentanza – le famose «classi dirigenti» che tentano di sopravvivere per non far implodere tutto – la storia del multisindaco di Abano e Montegrotto Terme contribuisce a dare un poderoso colpo alla residua fiducia dell’opinione pubblica nella corretta esecuzione del «patto sociale». Soprattutto proprio davanti alla sfrontatezza di un uomo che della sua «onestà» aveva fatto un punto di programma e di onore carpendo a migliaia di persone la «fiducia» di cui si parlava.
Qualcuno sostiene che nell’estetica dell’autoproclamazione di purezza, Luca Claudio avesse vergato sui manifesti elettorali quell’«io sono innocente» quasi fosse una forma di esorcismo per qualcosa che poteva essere imminente (e che poi è stata). Lui che al massimo, da consumato attore, con il «malaffare» ci aveva solamente giocato. Ai tempi di Gomorra, forse per dar lustro alle Terme o forse solo al proprio ego, il multisindaco in camicia neraaveva recitato nel film «Camorra live show», pellicola sul crimine in salsa veneta dove vestiva i panni di un avvocato piacente e compromesso. Un film talmente memorabile che aveva avuto l’onore di un’unica proiezione, riservata, davanti a qualche giornalista. Un destino, la «vita da film», che anche nei giorni del carcere ricongiunge «il sindaco non più innocente» a qualcuno che crede ancora in lui. Nonostante Claudio sia reo confesso, ad Abano, fra i «traditi» e i ciechi, c’è chi lo difende dicendo che «alla fine non ha fregato soldi a noi». Povera Italia. Povera Abano. Poveri noi.

corriere_veneto
27 luglio 2016

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