Elezioni Amministrative 2017, tutte le liste e i candidati di Abano Terme

Ben 7 candidati sindaci, 19 liste collegate e un totale di 283 candidati consiglieri

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(Giacomo Visentin)
Ben 7 candidati sindaci, 19 liste collegate e un totale di 283 candidati consiglieri. Sono questi i numeri delle elezioni amministrative 2017 di Abano Terme, in programma domenica 11 giugno. Qualora nessuno dovesse superare il 50% dei voti al primo turno, i due candidati sindaci più votati accederanno al ballottaggio, in programma due settimane più tardi, domenica 25 giugno. Emanuele Boccardo ha presentato cinque liste, Federico Barbierato e Sabrina Talarico quattro, Stefania Chiarelli e Monica Lazzaretto due. Una ciascuno per Michele Di Bari e Paolo Gruppo.

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«Abano no stress» Federico Barbierato

punta sulla normalità

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(f.fr.)
“Abano no stress” è il motto, sotto forma di hashtag lanciato dal candidato sindaco Federico Barbierato durante la presentazione ufficiale della campagna elettorale avvenuta giovedì sera al Cinema Teatro Marconi. Di fronte a quasi 400 persone Federico Barbierato, candidato sindaco per una civica che porta il suo nome, che gode anche dell’appoggio di Pd e Cittadini per il Cambiamento, ha disegnato la città del prossimo futuro. «Voglio riportare la normalità ad Abano, facendo riprendere la nostra città il ruolo di leader termale a livello europeo», ha detto Barbierato. «Abano no stress vuol dire un recupero del benessere sia per i residenti, che per i turisti. Puntiamo ad allungare la stagione turistica, con l’introduzione di eventi di qualità», ha aggiunto il candidato sindaco, intervistato dalla giornalista di Telenuovo Martina Moscato. «Serve riempire anche i mesi di bassa stagione, quelli che solitamente vengono considerati morti». La serata di giovedì si è aperta sullo scambio di battute calcistiche tra il candidato e la giornalista, accomunati dalla “fede” per il Calcio Padova. Poi via ad alcuni punti nevralgici del programma. «La mia sarà l’amministrazione della concretezza», ha annunciato. In questi giorni sento tanti annunci e tanti voli pindarici. Tutti promettono grandi opere, una città dei sogni. Quello che mi sento di promettere io è di trasformare Abano in una piccola città del Trentino. C’è un avanzo di bilancio di oltre 8 milioni di euro e la città cade a pezzi. Finora abbiamo incontrato circa mille cittadini e il 60% ci ha chiesto di intervenire su strade, marciapiedi e parchi». Barbierato ha presentato i suoi 64 candidati, divisi tra le quattro liste collegate alla sua candidatura.

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13 maggio 2017

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Ecco i “Cittadini per il cambiamento”

Bano ci riprova: capacità e concretezza

cittadini

(f.fr.)
Otto uomini, otto donne, una lista eterogenea, anche per età. I Cittadini per il Cambiamento, lista civica che appoggerà la candidatura di Federico Barbierato a sindaco di Abano, hanno svelato ieri nella sede di via Don Minzoni i 16 componenti della lista. «Si è capito subito», ha spiegato il leader Gian Pietro Bano, «che il nuovo candidato sindaco non doveva essere una figura di bandiera. Occorreva una persona onesta, competente, che fosse attrattiva anche per quella parte di elettorato che non aveva votato Monica Lazzaretto. Per questo abbiamo cercato una figura nuova, al di fuori degli schieramenti della coalizione. Barbierato ha le capacità e la concretezza per portare avanti importanti progetti per la città». Ecco i 16 candidati: Gian Pietro Bano, Elisabetta Bellinello, Simonetta Bernardi, Raffaelle Bottin, Adolfo Campagnaro, Placido detto Dino D’Aloiso, Virginia Gallocchio, Luca Garofolin, Filippo Maragotto, Andrea Pavan, Luca Pavanello, Lidia Pege, Cristiana Pettenello, Silvia Scattolin, Silvia Spolverato, Alessandra Tondello.

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7 maggio 2017

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Data la concomitanza con la festa del 1 maggio, l’incontro tradizionale del lunedì questa settimana non si è tenuto.

Perciò siete tutti invitati  MARTEDI’ 2 MAGGIO alle ore 21.00.

Durante la serata saranno comunicati i candidati al Consiglio Comunale dei Cittadini e le prossime iniziative per la campagna elettorale per il nostro candidato sindaco FEDERICO BARBIERATO.

Ti aspettiamo.

 

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No all’aumento della TARI del 15% !

Firma anche tu la petizione per chiedere al Commissario di non aumentare la TARI del 15% !

firma qui

il testo della petizione:

I CITTADINI per il Cambiamento sono per la riduzione delle tasse
a carico della cittadinanza e delle imprese.
In questa situazione la prospettiva dell’aumento del 15% della TARI
decisa dal commissario Pasquale Aversa va ad aggiungersi alla tassa
annuale di € 214.000 per la bonifica di un’area comunale, i cui lavori
non sono mai partiti e che i cittadini di Abano stanno già pagando
da due anni; si tratta di una spesa del 23% superiore per il servizio
di asporto rifiuti, ciò rappresenta un incremento vessatorio oltre che
ingiustificato, che mette in difficoltà imprese e famiglie; oltre tutto,
il nuovo servizio di asporto rifiuti, sebbene diretto a migliorare la
raccolta differenziata, è più scomodo e poco innovativo.
I CITTADINI per il Cambiamento intendono presentare questa
petizione al commissario Aversa per bloccare questi aumenti
e lasciare il compito di decidere nel merito alla prossima
amministrazione comunale
.

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Tre milioni di presenze.

Annata d’oro per le Terme

Il bilancio turistico 2016 si chiude ampiamente in attivo per il Bacino euganeo

Italiani e stranieri in crescita. Soli nei la flessione degli svizzeri e il crollo dei cinesi

Dati in crescita per il turismo nel Bacino: sfondata la soglia dei 3 milioni di presenze annue. Nel 2016 sono state 3.065.397, +4,26% rispetto al 2015 (2.940.076). Segno “più” sia per Abano che per Montegrotto. Ad Abano le presenze sono in crescita del 4,22% (da 1.864.981 del 2015 a 1.943.695). Chiusura 2016 in crescita anche a Montegrotto, (+3,47%), passando dalle 845.475 presenze a 905.881. È il mercato italiano a dominare la scena: i turisti della Penisola sono aumentati del 7,38%, arrivando a quota 1.785.742 presenze (ad Abano 1.179.668 con un +6,95% rispetto al 2015, a Montegrotto 497.798, +6,19% rispetto all’anno precedente). Regge il mercato straniero che si attesta a 1.279.655 presenze con un leggero guadagno, rispetto al 2015, dello 0,21%: ad Abano sono state 764.027, con un +0,28% rispetto all’anno precedente, a Montegrotto il saldo è di +0,34% con 408.083 presenze nel 2016.
Tedeschi in vetta. Sono sempre loro a dominare il mercato, anche se con numeri ben diversi dai fasti degli anni Ottanta. A fine 2016 sono stati 494.826 le presenze teutoniche nel Bacino Termale Euganeo con un guadagno lieve, +0,25% rispetto al 2015. Secondo mercato estero si conferma quello austriaco con 215.756 presenze, lo 0.02% in più rispetto al 2015. Seguono Svizzera, 150.532 presenze (-1,02% rispetto al 2015) e Francia (101.707 presenze nel 2016, con una flessione dello 0.19% rispetto al 2015). Continua a crescere il mercato russo. I russi alle terme sono stati 87.958 (+2,49% rispetto all’anno precedente) con la crescita maggiore che si registra in questo caso a Montegrotto. Cresce anche la presenza di statunitensi, arrivati a toccare quota 18.763 presenze nel Bacino Termale Euganeo (+17,70%). Crescono anche i mercati sudamericani, Argentina a parte, mentre crolla il mercato cinese, che fa registrare un -32,12% nel Bacino Termale Euganeo, piombando dalle 27.555 presenze del 2015 alle 18.703 dell’anno appena passato. Curiosità: a guadagnare di più in termini percentuali è il mercato bulgaro, che chiude il 2016 con l’incremento dell’85,22%, passando dalle 961 presenze del 2015 alle 1.780 del 2016.
Lombardia in Italia. A dominare il mercato italiano sono invece le regioni confinanti con il Veneto. Al primo posto al Lombardia, sempre più vicina ai dati della Germania intera. Sono state 432.304 le presenze nel 2016, con un +7,68 rispetto al 2015. Seguono il Veneto, con 283.679 presenze (+8,11%) e l’Emilia Romagna con 269.582 presenze (+8,33%). Dietro di loro la Toscana e l’Alto Adige.
Presenza media. Continuano a fare la classica settimana di fanghi i tedeschi, che soggiornano mediamente alle terme 7,38 giorni, e i russi, alle terme in media 7,04 giorni. Per i francesi la permanenza media è invece di circa 6 giorni, 5 per gli svizzeri e 4 per gli austriaci. Gli italiani soggiornano mediamente 3,70 giorni, confermandosi bacino d’utenza da turismo mordi e fuggi soprattutto nei weekend. (Il mattino F.Franchin)


Il candidato Barbierato:«Ben altri traguardi alla portata di Abano»

(f.fr.)
«Possiamo superare ad Abano i due milioni di presenze all’anno, arrivando nel giro di cinque anni a toccare quota 2 milioni e mezzo di presenze annuali. Dobbiamo crederci e questo sarà l’obiettivo della mia amministrazione, dovessi essere eletto sindaco di Abano». Federico Barbierato, candidato primo cittadino per una lista civica, che gode anche dell’appoggio di Cittadini per il Cambiamento e Pd, è convinto che i dati turistici del 2016 possano essere una buona base di partenza per far tornare Abano ai fasti degli anni Ottanta. «Sono dati confortanti, anche se, va sottolineato, decisamente meno confortanti rispetto ad altre zone del Veneto. Per esempio, al recente convegno sul turismo veneto al quale ho presenziato, si è evidenziato come nella zona del Lago di Garda il guadagno sia stato di 15-16 punti percentuali. Sono questi gli obiettivi che dobbiamo porci nei prossimi anni, guadagni importanti che ci proiettino a recuperare la clientela persa rispetto agli anni Ottanta». Federico Barbierato ha pronta la ricetta.«Il salto di qualità lo si ottiene riconvertendo gli hotel dismessi, ma anche e soprattutto attraverso la destagionalizzazione. Non ci devono essere più momenti morti, di bassissima stagione. Bisogna cominciare a proporre le terme in tutti i dodici mesi dell’anno. Così facendo aumentiamo le presenze». «Obiettivo della mia amministrazione», prosegue il candidato sindaco, «se sarò eletto, sarà anche di aumentare il periodo medio di permanenza dei clienti negli hotel termali. Dobbiamo tornare a sfruttare al meglio la grande risorsa che abbiamo che è il fango. Non possiamo accontentarci dei weekendisti e di quanti vengono alle terme solo per un paio di giornate di Spa».

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Aversa salva gli alberi «Non serve abbatterli»

«Possiamo sistemare i marciapiedi utilizzando un nuovo materiale gommoso»

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Stamani il commissario effettuerà un sopralluogo in via Previtali

Sistemare i marciapiedi di via Previtali senza abbattere gli alberi. Il commissario straordinario del Comune, Pasquale Aversa, ha la sua ricetta per evitare di provvedere al taglio previsto dei pini marittimi collocati lungo la via. Oggi il commissario straordinario sarà a fare un sopralluogo decisivo in via Previtali, accompagnato dal capo dell’ufficio Tecnico Luigino Gennaro e da altri esperti. Aversa, che ha messo in piedi un maxi bando da 1,2 milioni di euro per la gestione del verde pubblico fino alla fine del 2018, vuole confermarsi dal “pollice verde” e quindi è pronto a gettare il progetto previsto invece dall’ex amministrazione Claudio, che prevedeva l’esborso di 500 mila euro per l’abbattimento dei pini marittimi e il rifacimento dei marciapiedi. Il commissario preferisce però seguire le linee ambientaliste. «Oggi sarò in via Previtali per decidere che tipo di interventi effettuare ai marciapiedi», spiega Aversa. «I tecnici comunali mi hanno illustrato un modo innovativo per sistemare i marciapiedi senza provvedere al taglio degli alberi. Oggi sono a fare un sopralluogo lungo la via per capire se le misure sono praticabili». Aversa spiega: «Il marciapiede andrebbe sistemato con un materiale del tutto nuovo, quasi gommoso. Utilizzando questo materiale quando le radici crescono non rompono il sedime stradale, bensì spingono, creando al massimo qualche ondulazione». Gli incaricati mi faranno vedere delle simulazioni e poi prenderò la decisione definitiva. L’obiettivo è salvare gli alberi e sistemare i marciapiedi per garantire l’incolumità di cittadini e turisti». Per la felicità delle associazioni ambientaliste, più volte scese in strada a difesa dei pini marittimi.

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30 marzo 2017(Federico Franchin)

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Alberghi dismessi, ci pensa Piano

«Verrà ad Abano per valutare anche il recupero della Primo Roc»

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(Federico Franchin)
La mano di Renzo Piano per la riconversione delle strutture alberghiere dismesse e della caserma Primo Roc di Abano. È ambizioso il progetto proposto dal candidato sindaco Federico Barbierato. Renzo Piano, 80 anni il prossimo 14 settembre, è architetto e senatore a vita.
A coinvolgerlo sarà appunto Barbierato, che con l’ateneo patavino ha già raggiunto un accordo di collaborazione, che porterà la città di Abano. In caso di elezione svilupperà importanti progetti tramite il Dicea (Dipartimento Ingegneria Civile Edile Ambientalista) di Padova. Dipartimento che schiera tra i suoi pezzi da novanta Edoardo Narne, professore e ricercatore universitario. Spetterà a lui portare avanti da vicino il progetto sotto l’occhio di Piano. «C’è bisogno di portare avanti progetti seri e sviluppabili», spiega Barbierato. «Per la prima volta il Bo sbarcherà ad Abano per portare avanti un piano di sviluppo di qualità. Con l’Università di Padova coinvolgeremo un architetto di fama mondiale come Piano».
Il candidato sindaco, alla testa di una civica che porta il suo nome, appoggiata da Pd e Cittadini per il Cambiamento, spiega come Renzo Piano sarà coinvolto nella sviluppo di Abano.
«Gli studi saranno portati avanti da Narne, che lavora anche per Ascom e che collabora con Piano», annota Barbierato. «Il senatore a vita valuterà da vicino i progetti portati avanti da Narne e darà il suo definitivo nullaosta ad eventuali piani di sviluppo, dando i suoi preziosi consigli. È molto probabile che Piano venga ad Abano per vedere e valutare da vicino le strutture dismesse e la caserma Primo Roc».
Federico Barbierato sa che questa potrebbe essere per Abano l’ultima chiamata. «Ogni hotel dismesso dovrà essere analizzato singolarmente. Su ogni struttura dovrà essere sviluppato un piano di sviluppo personalizzato, che potrà essere mantenere la vocazione alberghiera o riconvertirlo. Quanto invece alla caserma Primo Roc di Giarre, non potrà mai diventare un campus universitario: è la stessa Università a dirlo. Al Primo Roc ci saranno la Cittadella della Sicurezza e uno spazio ricreativo per giovani e anziani».

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26 marzo 2017

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«Abano deve resistere al ricorso sui vigili»

«Abano deve resistere al ricorso sui vigili» Barbierato con Aversa

Il candidato sindaco del centrosinistra appoggia la decisione di far valere anche al Tar i motivi dell’uscita dal Distretto Pd4

comando_vigili_gk(Federico Franchin)
«Fa bene il Comune a resistere nel ricorso al Tar presentato dagli altri centri del Distretto di polizia Pd4A. Abano ha bisogno di agenti nel proprio territorio e di intensificare il progetto degli sceriffi di quartiere». Federico Barbierato, candidato sindaco per una civica che fa riferimento al suo nome (appoggiata anche da Pd e Cittadini per il Cambiamento), si schiera dalla parte del commissario straordinario Pasquale Aversa, che a fine 2016 aveva deciso di uscire dal Distretto dei Colli lasciandolo nelle mani degli altri 4 aderenti. Tre di questi non l’hanno presa bene (Teolo, Torreglia e Galzignano, Battaglia esclusa), tanto da aver portato avanti un ricorso al Tar con richiesta di risarcimento danni. Il Comune di Abano si è ora affidato al legale Mario Bertolissi del Foro di Padova per la difesa di fronte al Tribunale amministrativo del Veneto. «Le motivazioni del commissario erano chiare e assolutamente condivisibili», fa notare Federico Barbierato. «Aversa ha messo bene in evidenza come il Comune di Abano, con il distretto, avesse solo oneri e pochi onori. Avere 17 vigili da condividere con gli altri Comuni a discapito del territorio aponense non era certamente la linea da seguire per garantire la sicurezza ai nostri cittadini. Bene ha fatto Aversa a uscire dal distretto e a tenere i vigili ad Abano, dando vita al progetto dei vigili di quartiere». Progetto che Barbierato ha già in mente di potenziare. «È la linea giusta da seguire. Dobbiamo intensificare il controllo nei quartieri e la presenza degli agenti per strada. La gente vuole vedere i vigili passare perché si sente sicura. Non possiamo che condividere questo concetto con i nostri cittadini». Resta ora da trovare una collocazione dignitosa alla Polizia locale e ai carabinieri, relegati in una struttura fatiscente e ormai inadeguata in viale delle Terme. «Dobbiamo portare avanti il progetto della Cittadella della sicurezza al Primo Roc», dice Federico Barbierato. «Come soluzione tampone dobbiamo trovare un’altra collocazione per i carabinieri, che non possono più stare dove sono, e per i vigili. Per loro un’ipotesi sul tavolo è quella dell’utilizzo della ex Casa delle Maestre, vicino al Crc, dove tra l’altro la Municipale di Abano ha anche il parcheggio sotterraneo dei mezzi».main-logo
20 marzo 2017
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Giornata in ricordo delle vittime delle mafie Intervista a don Ciotti

Don Ciotti, il 21 marzo Libera celebra la Giornata in ricordo delle vittime delle mafie in 4.000 luoghi italiani. La piazza principale è Locri, perché questa scelta?

Per valorizzare il positivo della Calabria. Che c’è ed è tanto, nonostante le presenza del crimine organizzato. C’è una Calabria che non accetta di essere identificata con la ‘ndrangheta, con la massoneria, con la corruzione. Una Calabria fatta di persone oneste, operose, accoglienti, impegnate a costruire speranza e cambiamento in realtà laiche e di Chiesa. Libera è lì per loro, e non occasionalmente. Il legame con molte realtà è di lunga data, come dimostra anche il fatto che per ben tre volte la “Giornata della memoria e dell’impegno” si è svolta in Calabria: a Reggio nel 1998, a Polistena nel 2007 e quest’anno a Locri.

Ogni 21 marzo dal 1996 vengono letti i nomi delle vittime di mafia. Sono quasi mille nomi, di cui nel 70 per cento dei casi ancora non si conosce l’assassino. Chi c’è in piazza ad ascoltare?

C’è un’Italia che si ribella all’indifferenza, al conformismo, alla corruzione che devasta i beni comuni e l’ambiente. Un’Italia consapevole che la convivenza civile e pacifica si fonda sulla giustizia sociale, sulla dignità e la libertà di ogni persona. In questo senso il richiamo alla memoria non è mai stato per Libera un esercizio retorico. Quelle persone non sono morte per una targa, una corona di fiori, un discorso celebrativo. Sono morte per la nostra libertà, per la nostra democrazia, ossia per ideali che abbiamo il compito di realizzare. Solo l’impegno personale e collettivo trasforma la memoria d’occasione, inamidata, in memoria condivisa e pubblica, in memoria viva.

“Luoghi di speranza, testimoni di bellezza”: cosa vuol dire lo slogan che accompagna la giornata delle vittime di mafia di quest’anno?

Che la bellezza è un concetto non solo estetico ma etico. C’è chi dice che il nome Calabria derivi dal greco “kalon brion”, che significa “faccio sorgere il bello”. Ma sappiamo che per i Greci il bello e il bene erano concetti intrecciati, indivisibili, perché l’armonia delle forme si rifletteva nell’armonia di una società governata dalla giustizia, senza soprusi e prevaricazioni. Essere “testimoni di bellezza” vuol dire allora non limitarsi a “contemplare” un ideale di giustizia, ma contribuire a costruirlo con le proprie scelte e i propri comportamenti. La speranza è questo impegno, questa costruzione collettiva.

Lei è a Locri da giorni. Il 19 marzo arriva Mattarella per incontrare i familiari delle vittime. Come è l’atmosfera?

C’è una grande attesa. L’ultima visita di un presidente nella Locride risale a cinquant’anni fa, quando Giuseppe Saragat andò a San Luca per incontrare i famigliari di Corrado Alvaro, il grande scrittore. Ma la presenza di Sergio Mattarella assume per i famigliari delle vittime un significato particolare: nessuno meglio del Presidente – avendole vissute in prima persona attraverso la perdita tragica del fratello – può capire le loro ferite e le loro aspettative. È importante che il 21 marzo sia diventato con voto unanime “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, ma questo non deve far dimenticare che nel 70% dei casi i famigliari delle vittime non hanno saputo la verità né ricevuto giustizia. Come che al riconoscimento morale deve corrisponderne uno materiale e giuridico, sulla base di quelle direttive che, anche a livello europeo, garantiscono norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime e dei loro famigliari.

«I beni sequestrati valgono 25 miliardi, bisogna approvare la riforma» ha detto Rosy Bindi. Ma intanto questa nuova legge è ferma al Senato da mesi. Questo stallo che danni provoca all’Italia?

Un grave danno non solo economico, ma sociale e culturale. Quella che sancisce l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie – la legge 106, per la quale Libera indisse nel 1995 una petizione che raccolse oltre 1 milione di firme – è una norma di alta civiltà giuridica perché non solo ripara l’ingiustizia, ma prescrive che dall’ingiustizia riparata nasca una maggiore giustizia. Molti beni confiscati sono diventati veicoli straordinari di responsabilità e cura per il bene comune, nonché strumenti di lavoro, di dignità, di autonomia. E questo in territori anche molto difficili, storicamente soggetti al potere mafioso, alla corruzione e all’arretratezza culturale ed economica che ne derivano. Certo non è sempre stato così, a causa di lungaggini burocratiche o di miopia politica. Perciò ha ragione, Rosy Bindi: vanno approvate con urgenza tutte le riforme necessarie per risolvere quei nodi e colmare quei ritardi, perché quella dei beni di confiscati è una partita di civiltà che non possiamo permetterci di perdere.

Sono cambiati i mafiosi dagli anni 90 ad oggi?
Sono cambiati i mezzi e i metodi, ma non l’essenza delle mafie, che resta la sete di potere, di possesso e di ricchezza. I mafiosi hanno capito prima di molti altri le opportunità di arricchimento offerte dalla globalizzazione, i tanti varchi che si aprivano nella cosiddetta “economia di mercato”, basata sulla sola regola del profitto e sulla falsa idea che la crescita del profitto sarebbe andata a beneficio di tutti. Si è creata così una vasta zona grigia in cui oggi è sempre più difficile distinguere tra criminalità organizzata, criminalità politica e criminalità economica, come risulta anche da certe inchieste in cui i magistrati faticano a individuare la fattispecie del reato, potendo contare su strumenti giuridici istituiti prima ancora che quell’intreccio emergesse con forza. Tutto ciò ha potenziato le mafie, e al tempo stesso permesso loro di esercitare il potere senza ricorrere, salvo casi estremi, alla violenza esplicita. Quelle attuali sono mafie imprenditrici nel senso più ampio del termine. Hanno una “visione” del mercato, una capacità di stabilire relazioni con imprenditori, professionisti, operatori del mondo finanziario, di diversificare gli affari e perseguirli anche senza un diretto controllo del territorio. Sono mafie “normalizzate”, non più un “mondo a parte” ma parte di questo mondo. Col grave rischio di credere che, siccome è diminuito il tasso di violenza sanguinaria, siano più deboli del passato. Per i morti ammazzati che diminuiscono, cresce infatti il numero dei “morti vivi”, delle persone a cui le mafie tolgono speranza, dignità e libertà.

Qual è stato il momento più difficile in tutti questi anni di lotta alle mafie?
Non parlerei tanto di “momenti difficili” quanto del rischio costante di ritenere le mafie una questione esclusivamente criminale, da delegare all’azione della magistratura e delle forze di polizia. Se così fosse, non si capirebbe il perché della loro presenza secolare nel nostro Paese. La verità è che le mafie sono un fatto criminale, ma prima di tutto sociale, culturale e politico. Un fatto che affonda le radici in quella politica che non serve il bene comune, in quella legalità che è strumento di potere e non di giustizia, e in quella mentalità che pensa solo ai propri interessi e che quando vede qualcosa che non va si lamenta ma non fa nulla per farla andare. Cioè un fenomeno prodotto dalla corruzione morale e materiale, che resta il principale problema del nostro Paese. Per uscirne occorre una politica pulita e lungimirante, occorrono leggi che non servano gli interessi di uno o di pochi, ma occorre innanzitutto una rivoluzione culturale, un risveglio delle coscienze. Per questo Libera punta da sempre sulla scuola, sui percorsi educativi. È la conoscenza, la via maestra al cambiamento.
E il suo momento più difficile?

C’è una difficoltà costante che viene dalla coscienza dei limiti. Ti rendi conto spesso di non essere in grado di dare risposte, di non poter fare quello che desideri o di poterlo fare solo in parte. È anche vero, però, che questa consapevolezza è preziosa perché ti aiuta a crescere, a essere umile, a non sentirti mai “arrivato”. Poi ci sono momenti oggettivamente difficili, come è stato quello della condanna a morte di Totò Riina tre anni fa e il conseguente cambiamento del regime di sicurezza a cui sono sottoposto. Ma sono fatti, questi, che in una certa misura metti in conto, mentre è più difficile accettare il fango, le calunnie, le manipolazioni che arrivano da ambiti da cui non te lo aspetteresti. Un fango che non colpisce tanto me, che sono una piccola persona, ma la dignità di migliaia di persone che s’impegnano in Libera e con Libera, e che attraverso Libera – penso soprattutto ai giovani – hanno trovato un mezzo per mettersi in gioco per la giustizia e la democrazia di questo Paese. Quel fango è più pesante delle minacce perché colpisce il loro impegno e le loro speranze di cambiamento.

La parola “antimafia” nel 2017 che significato ha?

“Antimafia” è una parola che necessita innanzitutto di una profonda riflessione, se non di una bonifica. Una parola che in questi anni è stata il paravento di protagonismi, persino di forme di illegalità e di malaffare. Essere contro le mafie dovrebbe essere un fatto di coscienza, non una carta d’identità da esibire quando fa comodo. Sospendiamo la parola antimafia e smaschereremo chi ci ha costruito sopra false reputazioni. Ma lo stesso vale per altre parole, ad esempio “legalità”. Si è fatto della legalità un idolo. Tanti invocano la legalità, ma a troppi piace solo quella legalità che coincide con i loro interessi. Lo stesso vale per “società civile”, che è una parola già vuota di senso, perché una società per definizione è formata da cittadini e dunque “civile”. Se proprio vogliamo dare un attributo alla parola società, che sia “responsabile”. È dal grado di responsabilità che si misura il senso di cittadinanza. Delle parole importanti non bisogna abusare. Quando c’è un abuso, significa che dietro la parola c’è il vuoto. Non si è mai parlato tanto di legalità come in questi vent’anni, e mai il livello di illegalità è tanto cresciuto.

 

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